EN ISO 12895 e il whole body access
Quando le Distanze di Sicurezza non bastano
La EN ISO 12895 risponde alla domanda che le norme esistenti non avevano esplicitamente affrontato: cosa succede quando un operatore è all’interno di una zona pericolosa senza essere rilevato. La norma specifica i criteri per valutare se nelle macchine sia presente l’accesso dell’intero corpo (whole body access) e una metodologia per determinare i requisiti necessari per ridurre i rischi associati.
Distanze corrette. Operatore non rilevato. Il problema esiste.
Una macchina rispetta le Distanze di Sicurezza previste dalla EN ISO 13855.
I dispositivi di protezione sono posizionati correttamente. Eppure un operatore riesce ad accedere alla zona pericolosa senza essere individuato – oppure a permanervi senza che il sistema ne rilevi la presenza.
Questo è il problema che la EN ISO 12895 (attualmente in fase di approvazione finale come ISO/FDIS 12895) affronta. Non come calcolare le distanze: quelle sono gestite dalle EN ISO 13855 e EN ISO 13857.
Il punto è un altro: cosa succede quando un operatore accede a uno spazio protetto e la funzione pericolosa della macchina può riprendere mentre l’operatore rimane non rilevato dopo l’accesso.
Il documento si inserisce nel quadro delle norme tipo B e si applica come complemento diretto a EN ISO 13855 e EN ISO13857.
Il gap che EN ISO 13855 e EN ISO 13857 non chiudevano
La EN ISO 13855 definisce come posizionare i Mezzi di Protezione rispetto alla zona pericolosa.
La EN ISO 13857 stabilisce le Distanze di Sicurezza per impedire il raggiungimento con gli arti. Entrambe assumono che la protezione funzioni come atteso: l’operatore si avvicina, il sistema rileva, la macchina si ferma.
Non trattano il caso in cui l’operatore entri nella zona pericolosa con l’intero corpo, o ci rimanga, o non venga rilevato affatto.
La domanda che resta senza risposta nelle norme precedenti è: «Cosa accade quando la sola Distanza di Sicurezza non è sufficiente a impedire un accesso completo alla zona pericolosa?»
La EN ISO 12895 si posiziona esattamente in questo spazio. Parte dall’assunzione che i criteri geometrici di distanza siano già stati applicati secondo EN ISO 13855 e EN ISO 13857, e si concentra su un livello successivo di analisi: la possibilità di permanenza dell’operatore all’interno della zona pericolosa o il suo accesso non rilevato.
Questo sposta il focus dalla “prevenzione del contatto” alla “gestione del rischio legato alla presenza umana nello spazio pericoloso”.
Whole body access: quando e come si verifica
Il cuore della EN ISO 12895 è la definizione metodologica di quando si verifica una condizione di accesso dell’intero corpo umano alla zona pericolosa.
La norma introduce criteri strutturati per valutare:
- accesso da sopra, attraverso o sotto le protezioni fisiche;
- possibilità di ingresso non rilevato nella zona pericolosa;
- permanenza non rilevata di una persona nello spazio protetto;
- configurazioni in cui il rilevamento non è garantito in tutte le condizioni operative.
Questo rappresenta un cambio importante rispetto all’approccio tradizionale, che tendeva a considerare il rischio principalmente come funzione della distanza o del tempo di arresto. Il focus si sposta sulla geometria reale dell’impianto e sulla capacità effettiva del sistema di prevenire la presenza umana non rilevata.
Da somma di distanze ad architettura di controllo dell'accesso
Uno degli aspetti più innovativi della norma è la sua natura complementare rispetto alle norme di separazione.
Se EN ISO 13855 definisce come posizionare i dispositivi di protezione e la EN ISO 13857 come posizionare le protezioni, la EN ISO 12895 risponde alla domanda successiva: cosa succede quando, nonostante le distanze corrette, l’accesso è comunque possibile?
La norma introduce un insieme di strategie di riduzione del rischio:
- prevenzione dell'accesso fisico (riduzione aperture e geometrie critiche);
- eliminazione delle condizioni di permanenza non rilevata;
- utilizzo di sistemi di rilevamento presenza evoluti;
- gestione dei reset e delle condizioni di riavvio;
- progettazione delle interfacce di accesso e manutenzione.
Il risultato è un approccio sistemico che considera la sicurezza non come somma di distanze, ma come architettura di prevenzione dell’accesso non controllato.
Un sistema può essere conforme alle norme di distanza e avere comunque un rischio significativo, se esiste la possibilità che una persona entri nella zona pericolosa senza essere rilevata, rimanga all’interno durante condizioni non sicure, o non sia identificata dai sistemi di sicurezza esistenti.
Il focus si sposta dalla prevenzione dell’evento all’identificazione della condizione di esposizione. Due logiche diverse, con implicazioni progettuali diverse.
Valida in tutto il ciclo di vita della macchina
La EN ISO 12895 si colloca in modo naturale all’interno del Safety Lifecycle previsto da EN ISO 12100, rafforzando l’idea che la sicurezza non si esaurisce nella fase di progettazione, ma deve essere verificata lungo tutto il ciclo di vita della macchina.
La valutazione del whole body access diventa rilevante in tutte le fasi successive alla messa in servizio:
- modifiche impiantistiche che alterano la geometria degli accessi;
- retrofit di linee esistenti con nuovi sistemi di protezione;
- variazioni di layout produttivo che cambiano i percorsi di avvicinamento;
- aggiornamenti dei sistemi di protezione con tecnologie diverse.
Ogni cambiamento che altera la geometria degli accessi o le capacità di rilevamento richiede una rivalutazione del rischio di accesso e permanenza non rilevati.
Accessafe nel WG6: dove la norma si costruisce
La definizione della EN ISO 12895 è sviluppata all’interno del comitato tecnico ISO/TC 199 – Safety of Machinery, nel quale operano gruppi di lavoro dedicati all’evoluzione delle norme di sicurezza funzionale e geometrica.
Accessafe è coinvolta nei lavori del WG6 (Working Group 6), contribuendo alle attività di sviluppo e revisione dei criteri legati alla valutazione del rischio di accesso e alle metodologie di sicurezza applicata.
Questo posizionamento consente di avere un’interazione diretta con l’evoluzione normativa. Nel caso specifico della EN ISO 12895, il contributo riguarda in particolare l’integrazione tra:
- criteri di distanza (EN ISO 13855 / EN ISO 13857);
- valutazione dell'accesso (EN ISO 12895);
- monitoraggio delle prestazioni di sicurezza nel tempo;
Partecipare al WG6 significa contribuire a definire i requisiti che dovranno essere applicati – non solo adattarsi a quelli già scritti.
Gli scenari pratici che richiedono un approccio diverso
Dal punto di vista applicativo, la EN ISO 12895 introduce una maggiore attenzione a scenari spesso sottovalutati nella progettazione tradizionale:
- celle robotizzate con accesso multiplo e geometrie complesse;
- aree protette con visibilità limitata dall'esterno;
- impianti con manutenzione frequente in zona pericolosa;
- sistemi in cui il rilevamento presenza non è continuo o garantito in tutte le configurazioni;
In questi contesti, la sola applicazione delle Distanze di Sicurezza non è sufficiente a garantire la riduzione del rischio. È necessaria una valutazione esplicita del rischio di accesso e permanenza non rilevati – che è esattamente quello che la EN ISO 12895 struttura.
Il supporto Accessafe: dalla Valutazione del Rischio al controllo dell'accesso
- Valutazione del Rischio di accesso (EN ISO 12100 + EN ISO 12895) / Analisi strutturata degli scenari di whole body access nella configurazione reale dell'impianto.
- Analisi geometrica degli accessi / Verifica delle aperture, delle geometrie critiche e delle condizioni di permanenza non rilevata.
- Verifica conformità sistemi di rilevamento presenza / Valutazione dell'adeguatezza dei sistemi ESPE rispetto agli scenari di accesso identificati.
- Consulenza safety lifecycle / Supporto nelle fasi successive alla messa in servizio: modifiche, retrofit, aggiornamenti di protezione.
- Integrazione con monitoraggio continuo C-MON-SAFE / Connessione tra la valutazione statica del rischio e il monitoraggio dinamico delle prestazioni di sicurezza.
Domande frequenti
Quando si applica la EN ISO 12895?
La EN ISO 12895 si applica quando esiste la possibilità che un operatore acceda con l’intero corpo alla zona pericolosa o vi rimanga senza essere rilevato, nonostante le Distanze di Sicurezza siano state correttamente applicate secondo ENISO 13855 e EN ISO 13857.
È rilevante in tutte le fasi del ciclo di vita della macchina, incluse le modifiche successive alla messa in servizio.
Cosa significa ‘permanenza non rilevata’?
Una persona può essere entrata nella zona pericolosa in modo rilevato (attraverso un varco controllato), ma il sistema non è più in grado di sapere se è ancora presente.
Questo può avvenire perché la persona si è spostata fuori dal campo di rilevamento, perché il sistema di rilevamento copre solo l’ingresso e non la permanenza, o perché le condizioni operative (postura, posizione, strumenti) rendono la persona non rilevabile dai sensori.
In questo caso il sistema potrebbe riprendere il ciclo di lavoro con l’operatore ancora nella zona pericolosa.
Come si integra con EN ISO 13855 e EN ISO 13857?
EN ISO 13855 e EN ISO 13857 definiscono le condizioni di separazione geometrica.
La EN ISO 12895 parte da queste condizioni come presupposto e si occupa dei casi in cui la separazione geometrica non è sufficiente a prevenire l’accesso completo.
Le tre norme lavorano in sequenza: prima si applicano le distanze (EN ISO 13855 + EN ISO 13857), poi si valuta se esiste il rischio di whole body access (EN ISO 12895).
La EN ISO 12895 è già in vigore?
La norma è attualmente in fase di approvazione finale come ISO/FDIS 12895.
La pubblicazione definitiva è attesa entro il 2026.
Le organizzazioni che progettano macchine con scenari di accesso complesso possono già allinearsi ai principi metodologici del documento, che recepisce pratiche consolidate nella progettazione della sicurezza.