NUOVE LINEE GUIDA PER L’APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA MACCHINE

NUOVE LINEE GUIDA PER L’APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA MACCHINE



Solo un’azienda specializzata può garantire la certificazione CE e sgravare il costruttore macchina dalla responsabilità giuridica del prodotto.

Lo scorso mese di Luglio la Commissione Europea ha pubblicato le nuove linee guida Edizione 2.1 per la applicazione della Direttiva macchine 42/2006.
 
Questi approfondimenti sono utilizzati per chiarire i dubbi di interpretazione degli operatori economici che operano negli stati membri ed aiutano a fare chiarezza sugli aspetti tecnici, legali ed amministrativi connessi all’applicazione della legge.
 
Il fascicolo è molto corposo e contiene tanti approfondimenti utili che coprono tutti gli aspetti della Direttiva.
 
Tra i casi degni di maggiore approfondimento, tanto da prevedere l’addendum specifico § 411, la Commissione ha preso in esame il tema della certificazione CE dei ripari e il nodo della responsabilità giuridica ed amministrativa (de jure e de facto) del prodotto, distinguendo tra quelle in capo al costruttore macchina e quelle in capo al fornitore di protezioni.
 
Quale premessa occorre ricordare i requisiti per cui un prodotto è considerato componente di sicurezza e sottoposto alla Direttiva:
 
1 deve poter essere immesso sul mercato indipendentemente dall’impianto - macchinario
2 deve avere una funzione di sicurezza
3 in caso di sua rottura risulta compromessa la sicurezza delle persone
 
In primis il legislatore chiarisce che il primo punto non deve trarre in inganno ovvero che nonostante sia possibile che i ripari siano venduti separatamente non è consentito al costruttore di macchinari immettere sul mercato (vendere) macchine che ne sono prive: “It is emphasisied that the question under which condition safety fences can be regarded as independently placed on the market does not change the fundamental principle of the Machine Directive that all machinery must be supplied with all the protective device when first placed on the market”
 
Procedendo con l’approfondimento il legislatore vuole chiarire quando la responsabilità giuridica del componente di sicurezza riparo è in capo al costruttore macchina (di seguito definito il costruttore) e quando, invece, è in capo al fornitore di ripari (di seguito definito il fornitore), ciò si rende necessario in quanto è pratica diffusa del mercato acquisire prodotti su disegno o sciolti da adattare in fase di installazione.


 
Sono presi in esame tre casi tipici.
 
Il primo:
 
Al fornitore viene richiesto di eseguire il lavoro secondo specifiche tecniche fornite dal costruttore (le caratteristiche di costruzione, le distanze, la tipologia delle reti e dei supporti, ecc) per cui il fornitore, non essendo al corrente e non essendo coinvolto nel progetto, non è in grado di ottemperare in pieno o in parte all’articolo 5 ovvero di effettuare un verifica preliminare completa di ottemperanza ai requisiti essenziali di sicurezza, pertanto i ripari così ottenuti non possiedono il primo requisito ricordato sopra e contenuto nell’articolo 2 della Direttiva circa la immissione indipendente sul mercato. Per sintesi il fornitore viene definito semplice sub-fornitore (sub-contractor).
In questo caso il legislatore stabilisce che essendo venuti meno i requisiti, il riparo non è certificabile CE come componente di sicurezza, quindi il costruttore è il solo responsabile giuridico e ne risponderà in caso di problematiche di conformità, verosimilmente in caso di infortuni.
In aggiunta si fa notare che nulla cambia allorquando il fornitore abbia fatto uso di software specifico di progettazione dei lay-out, in quanto ciò non modifica in alcun modo le premesse.

Secondo caso:
 
Ripari venduti dal fornitore come progetto completo o come kit specificatamente concepiti per la sicurezza dei macchinari, ovvero il costruttore cede al fornitore le informazioni riguardanti il disegno del macchinario e l’elenco rischi residui che il riparo dovrà concorrere ad eliminare ed affida a questo la scelta del componente più idoneo, oppure il fornitore, di sua iniziativa, immette sul mercato prodotti con caratteristiche di sicurezza specifiche per gruppi omogenei di rischi o di macchinari (il caso degli schermi per macchine utensili). 
 
In questi casi i ripari, dovranno possedere la certificazione CE (ottenibile per presunzione di conformità seguendo le norme armonizzate ISO 14120, ISO 13857, ISO 14119. ISO 13849, ISO 12100), il fascicolo tecnico e le relative istruzioni di montaggio.
 
Pertanto la responsabilità del prodotto sia commerciale che giuridica (de facto et de jure) è in capo al fornitore di ripari, esentando il costruttore.
 
In ultimo, il legislatore specifica che la semplice operazione di installazione non implica la variazione della responsabilità tra fornitore e costruttore, essendo il primo obbligato a fornire istruzioni di montaggio esaustive ed il secondo obbligato all’esecuzione a regola d’arte.

Terzo caso d’esame:
 
Ripari venduti sciolti o per singoli componenti (singoli supporti, pannelli, reti, o particolari di fissaggio) senza che venga indicato l’utilizzo sul macchinario o in generale senza che ne venga specificato funzione di sicurezza associata ad un processo industriale non è possibile considerare questi come componenti di sicurezza in quanto mancano i due primi requisiti ex articolo 2 Direttiva.
 
Il legislatore aggiunge che si esclude specificatamente il caso delle porte utilizzate in singola unità e che svolgono in se stesse funzione di sicurezza, per esempio, per la delimitazione di una passerella di accesso. In questo caso l’analisi andrà condotta secondo il casi uno o due.




 
A completamento di quanto sopra esposto e per chiarire alcune interpretazioni distorte del mercato ci sembra corretto ricordare che tipo di certificazione CE sia normalmente necessaria per i ripari ovvero che secondo l’articolo 12 della Direttiva i ripari (detti anche protezioni perimetrali, bordo-macchina, recinzioni) non compresi nell’allegato IV possono essere certificati CE con la semplice procedura di controllo interna (allegato VIII), quindi auto-certificati senza l’ausilio di un ente esterno terzo garante della conformità.; (ne consegue che in caso contrario, punto 20 allegato IV: riparo mobile applicato ad una pressa, questo sia invece obbligatorio), vedi approfondimento Access. L’utilizzo di un ente terzo è un atto volontario dei fornitore senza che questo abbia alcuna implicazione legale.
 
In conclusione pare chiaro l’impegno della Commissione nel fare chiarezza e nel dirimere la controversie di concorrenza sleale che le aziende specializzate nel settore dei componenti di sicurezza soffrono da parte degli avventori che periodicamente si affacciano al mercato senza avere i requisiti tecnici, ricordando ai costruttori che una protezione perimetrale eseguita in modo artigianale può compromettere in modo significativo la diffusione di un macchinario mentre un progetto professionale è un investimento sicuro. 
 
Access è l’unico produttore europeo di ripari con sistema di saldatura certificato ISO 3834 a garanzia della resistenza meccanica nel tempo della sue protezioni perimetrali e possiede una unità interna specifica denominata Perimetra che si occupa del servizio completo di consulenza, progettazione, fornitura e messa in servizio di impianti di protezione perimetrali completi di componenti meccanici, elettronici concepiti secondo le logiche funzionali più moderne

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