NON BASTA FARE AFFIDAMENTO SUL FORNITORE

NON BASTA FARE AFFIDAMENTO SUL FORNITORE

Vizio di costruzione del macchinario fornito da terzi: datore responsabile per l’infortunio

Il datore di lavoro che mette a disposizione un macchinario ai propri dipendenti non è esonerato dall’infortunio occorso nemmeno se esiste un vizio di costruzione. E’ configurabile la responsabilità del datore di lavoro il quale introduce nell'azienda e mette a disposizione del lavoratore una macchina - che per vizi di costruzione possa essere fonte di danno per le persone - senza avere appositamente accertato che il fornitore abbia sottoposto la stessa macchina a tutti i controlli rilevanti per accertarne la resistenza e l'idoneità all'uso, non valendo ad escludere la propria responsabilità la mera dichiarazione di avere fatto "affidamento" sull'osservanza da parte di questi delle regole della migliore tecnica.
 
La Corte di Cassazione si sofferma sulla questione della delimitazione dell’ambito delle responsabilità gravanti in capo al datore di lavoro che mette a disposizione die propri dipendenti una macchina quale strumento di lavoro.

La Cassazione, richiamandosi ad una giurisprudenza sul punto progressivamente formatasi, sottolinea che la responsabilità gravante sul datore di lavoro non è certamente elisa dalla eventuale condotta colposa di terzi, essendo onere del datore di lavoro sottoporre preventivamente la macchina a tutti i controlli finalizzati ad accertare l’idoneità all’uso, senza quindi potersi “fidare” delle regole della migliore tecnica.
 
Fatti emersi nel giudizio di merito: lesioni causate da macchinario difettoso
 
La vicenda processuale segue alla condanna dell’imputato relativamente al reato di lesioni colpose aggravate dalle violazione delle norme antinfortunistiche per un infortunio subito da una lavoratrice della propria azienda in ragione dell'utilizzo di una macchina tagliaguardolo non conforme [la violazione del dovere di sicurezza era articolato valorizzando il disposto dell'articolo 73 del dpr n. 547 del 1955, laddove questo prescrive che i macchinari siano dotati di idoneo riparo per impedire il contatto del lavoratore con gli organi lavoratori pericolosi].

L'addebito era stato ravvisato anche a carico di altro imputato, condannato ma non ricorrente, cui era stato addebitato di avere venduto all'odierno ricorrente il macchinario non conforme.
Per quanto riguarda la posizione del B.R., conformemente in primo e secondo grado, si apprezzava l'irregolarità della macchina, siccome dotata di uno schermo di protezione inidoneo, che nello specifico consentiva che le dita del lavoratore venissero in contatto con le lame ogni qualvolta detto schermo, regolabile in altezza, non era collocato in una posizione estremamente bassa rispetto al piano di lavoro.
 
Vizio di costruzione della macchina: esonero da responsabilità?
 
Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione il datore di lavoro, in particolare sostenendo che che il macchinario coinvolto nell'incidente sarebbe stato da considerare regolare, perché dotato di uno strumentario di sicurezza analogo a quello di altro macchinario più recente acquistato dalla azienda, e che lo schermo protettivo in uso sul macchinario di interesse solo "presuntivamente" poteva ritenersi allocato ad un'altezza tale da consentire la verificazione dell’incidente.

Non vi sarebbe stata, quindi, alcune responsabilità in quanto l’infortunio era addebitabile ad un vizio di costruzione della macchina e non al datore di lavoro.

Cassazione: datore responsabile per uso anomalo della macchina difettosa
 
La Cassazione, nell’affermare il principio di cui in massima, pur annullando la sentenza per prescrizione, ha respinto le doglianze difensive sul punto.

L'affermazione di responsabilità del datore di lavoro, secondo i Supremi Giudici, risulta del resto in linea con le norme e con il ruolo del datore di lavoro, quale responsabile primario della sicurezza dell'ambiente di lavoro.
Infatti, si osserva, anche a prescindere dalle espresse indicazioni normative degli articoli 69 e segg. del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, già dal generale disposto dell'articolo 2087 del codice civile, che costituisce "norma di chiusura" rispetto alle disposizioni della legislazione antinfortunistica, deve desumersi a carico del datore di lavoro l'obbligo di adottare nell'esercizio dell'impresa quelle misure che, sostanzialmente ed in concreto, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale del lavoratore.

A ciò si è aggiunto, poi, che, a voler solo in ipotesi considerare il macchinario astrattamente conforme alle norme di sicurezza [come assertivamente preteso nel ricorso, ma smentito in sentenza] ciò neppure esonerebbe il datore di lavoro dalla responsabilità per le lesioni eventualmente patite dal lavoratore, allorquando il primo abbia consentito, o comunque non impedito, un'utilizzazione anomala dello strumento lavorativo, o comunque un uso tale da ampliare l'area del rischio infortunistico, in ogni caso in cui ricorrano le condizioni per esporre il lavoratore proprio a rischi del tipo di quelli in concreto realizzatisi: ipotesi qui di non dubitabile verificazione, con riferimento all'altezza con cui era stato posto lo schermo protettivo, tale da consentire il contatto delle dita dell'operatore con gli organi pericolosi).

Conseguenze sul piano pratico - operativo
 
Per quanto concerne i risvolti sul piano applicativo, va qui ricordato che non è la prima volta che la Cassazione si occupa del tema della responsabilità del datore di lavoro per la fornitura di macchinari insicuri.
 
Sul punto si è infatti più volte affermato che in tema di infortuni sul lavoro, la responsabilità del costruttore, nel caso in cui l'evento dannoso sia provocato dall'inosservanza delle cautele infortunistiche nella progettazione e fabbricazione della macchina, non esclude la responsabilità del datore di lavoro, sul quale grava l'obbligo di eliminare le fonti di pericolo per i lavoratori dipendenti che debbano utilizzare la predetta macchina e di adottare nell'impresa tutti i più moderni strumenti che la tecnologia offre per garantire la sicurezza dei lavoratori; a detta regola può farsi eccezione nella sola ipotesi in cui l'accertamento di un elemento di pericolo nella macchina o di un vizio di progettazione o di costruzione di questa sia reso impossibile per le speciali caratteristiche della macchina o del vizio, impeditive di apprezzarne la sussistenza con l'ordinaria diligenza (Cass. pen., Sez. 4, n. 22249 del 29/05/2014, E. e altro, in CED Cass., n. 259229).

Il datore di lavoro ha, del resto, l’obbligo di garantire la sicurezza dell'ambiente di lavoro e dunque anche quello di accertarsi che i macchinari messi a disposizione dei lavoratori siano sicuri ed idonei all'uso, rispondendo in caso di omessa verifica dei danni subiti da questi ultimi per il loro cattivo funzionamento e ciò a prescindere dalla eventuale configurabilità di autonome concorrenti responsabilità nei confronti del fabbricante o del fornitore dei macchinari stessi (Cass. pen., Sez. 4, n. 6280 dell’8/02/2008, M. e altro, in CED Cass., n. 238959). Del resto, Il datore di lavoro, quale responsabile della sicurezza dell'ambiente di lavoro, è tenuto ad accertare la corrispondenza ai requisiti di legge dei macchinari utilizzati, e risponde dell'infortunio occorso ad un dipendente a causa della mancanza di tali requisiti, senza che la presenza sul macchinario della marchiatura di conformità "CE" o l'affidamento riposto nella notorietà e nella competenza tecnica del costruttore valgano ad esonerarlo dalla sua responsabilità (Cass. pen., Sez. 4, n. 37060 del 30/09/2008, V. e altro, in CED Cass., n. 241020).

E, da ultimo, si è anche chiarito che è responsabile delle lesioni patite dal lavoratore il datore di lavoro il quale abbia utilizzato in maniera anomala la macchina, a prescindere dalla sussistenza di un difetto di costruzione della stessa, avendo con la sua condotta ampliato l'area di rischio infortunistico (Cass. pen., Sez. 4, n. 36257 del 27/08/2014, C., in CED Cass., n. 260294)

 
Tratto da "Consigliere della Corte Suprema di Cassazione - Alessio Scarcella"

Sottoponici il tuo caso
Contattaci SUBITO online gratuitamente


Access s.r.l.

SEDE LEGALE
Via Provinciale 56, n. 56
23878 Verderio (LC)

SEDE OPERATIVA
via San Francesco d'Assisi, n. 16
23899 Robbiate (Lc)

Contattaci

Tel. +39 039 9515951
Fax +39 039 513257

P. IVA 05718410961
info@accessafe.eu
Cookie policy | Privacy policy

Iscriviti alla Newsletter

Area Riservata


REGISTRATI | RICORDA PASSWORD